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6 min readChapter 1ContemporaryVietnam

Origini e Scoperta

CAPITOLO 1: Origini e Scoperta

All'inizio degli anni '60, la guerra del Vietnam stava intensificandosi e gli Stati Uniti erano determinati a prevenire la diffusione del comunismo nel sud-est asiatico. In questo contesto, la CIA avviò il Programma Phoenix nel 1965, un'operazione segreta progettata per identificare e neutralizzare l'infrastruttura del Viet Cong. Il programma fu autorizzato dal presidente Lyndon B. Johnson, che credeva che fossero necessarie misure aggressive per stabilizzare il governo del Vietnam del Sud. La missione dichiarata era chiara: eliminare la minaccia rappresentata dagli insorti attraverso la raccolta di informazioni, la guerra psicologica e omicidi mirati. Tuttavia, man mano che il programma si sviluppava, divenne evidente che le linee tra combattenti e civili si stavano sempre più sfumando.

Le origini del Programma Phoenix possono essere ricondotte alla crescente preoccupazione per l'influenza del Viet Cong nel Vietnam del Sud e alla percepita necessità di una strategia di controinsurrezione più efficace. Il programma fu inquadrato come una risposta alle sfide affrontate dalle forze americane e sudvietnamite nel combattere le tattiche di guerriglia impiegate dal Viet Cong. L'agente della CIA William Colby giocò un ruolo cruciale nella definizione del programma, sottolineando la necessità di un approccio globale per smantellare il quadro organizzativo del Viet Cong. Nel 1967, Colby, che in seguito sarebbe diventato il direttore della CIA, fu determinante nella promozione del programma come un'arma necessaria nell'arsenale della Guerra Fredda.

Nelle polverose strade di Saigon, i locali sussurravano delle scomparse di presunti simpatizzanti del Viet Cong. I primi rapporti sulla brutalità del programma emersero nel 1967, quando i giornalisti iniziarono a documentare gli omicidi extragiudiziali legati alle operazioni di Phoenix. Tra questi, un rapporto del giornalista dell'Associated Press John B. Oakes pubblicato il 28 marzo 1967, che descriveva l'allarmante frequenza di queste scomparse. "Il popolo del Vietnam vive in un silenzio spaventoso, e il fantasma del Programma Phoenix incombe su di loro," scrisse Oakes. Le famiglie, temendo per le proprie vite, iniziarono a fuggire dai loro villaggi, lasciando dietro di sé case che un tempo erano piene di risate. Questo esodo di massa fu documentato in vari rapporti sui rifugiati nel corso del 1968, rivelando il costo umano delle operazioni del programma.

L'atmosfera gelida di paura era palpabile, mentre i vicini si rivoltavano l'uno contro l'altro, sospettando che anche i più cari amici potessero essere informatori. Il costo psicologico di vivere in tali condizioni era profondo; molte famiglie furono distrutte dal sospetto e le relazioni furono irrimediabilmente danneggiate. Il numero dei morti aumentava, e con esso arrivarono le domande sulle implicazioni morali di un'operazione del genere. Secondo un rapporto del 1969 del American Friends Service Committee, si stimava che migliaia di persone fossero state uccise come parte del Programma Phoenix, molte delle quali erano civili.

I metodi del programma includevano l'uso di informatori, torture e omicidi, tutti giustificati sotto il pretesto della sicurezza nazionale. Nel 1968, emerse un rapporto dall'ambasciata americana a Saigon, che dettagliava gli obiettivi del programma e le tattiche allarmanti impiegate. Il rapporto, che divenne noto come il "Documento di Saigon," delineava i criteri per identificare i membri del Viet Cong, spesso basati su prove fragili o semplici sospetti. Tuttavia, la narrazione presentata al pubblico spesso minimizzava la violenza, concentrandosi invece sul presunto successo nell'eliminare i leader del Viet Cong. La linea ufficiale dipingeva un quadro di un male necessario nella lotta contro il comunismo, ma la realtà sul campo raccontava una storia diversa.

Man mano che l'operazione guadagnava slancio, iniziarono a emergere dissensi interni. Alcuni agenti della CIA misero in discussione la moralità delle loro azioni, mentre altri venivano sempre più coinvolti nel ciclo della violenza. L'agente John R. Stockwell, che in seguito divenne un informatore, espresse le sue preoccupazioni in un'intervista, affermando: "Trattavamo i vietnamiti come se fossero semplici numeri su un grafico. C'era una mancanza di umanità nel nostro approccio." Il programma era avvolto nel segreto; i dettagli venivano spesso tenuti nascosti anche dai funzionari di alto rango a Washington. Nel 1970, il Comitato per le Relazioni Estere del Senato, guidato dal senatore J. William Fulbright, iniziò a indagare sui metodi e sull'efficacia del Programma Phoenix. Le audizioni del Comitato rivelarono che la CIA aveva fornito poca supervisione del programma, consentendo abusi sfrenati e una mancanza di responsabilità.

Più l'indagine andava avanti, più la verità diventava complicata, preparando il terreno per una rete intricata di prove e narrazioni contrastanti che sarebbero emerse negli anni a venire. Nel 1971, i Pentagon Papers trapelati alla stampa includevano documenti che dettagliavano l'estensione delle operazioni del Programma Phoenix, rivelando un modello di violazioni dei diritti umani che contraddiceva le dichiarazioni pubbliche del governo. I documenti notavano che tra il 1965 e il 1970, si stimava che 20.000 sospetti operativi del Viet Cong fossero stati uccisi, con molti altri sottoposti a torture e trattamenti disumani. Il terreno era pronto per un confronto con le conseguenze del Programma Phoenix, e la domanda si poneva: quante vite avrebbe reclamato in nome di una strategia fallace?

Mentre il mondo osservava lo svolgersi della guerra del Vietnam, le ombre del Programma Phoenix iniziarono ad approfondirsi, accennando all'oscurità che si profilava all'orizzonte. La risonanza emotiva dell'impatto del programma si fece sentire attraverso le generazioni, con famiglie distrutte e comunità frantumate. I sopravvissuti al programma, come Nguyen Thi Thanh, raccontarono le loro esperienze strazianti in interviste condotte decenni dopo. "Vivevamo in una paura costante. Mio fratello fu portato via una notte, e non lo vedemmo mai più. Ci dissero che era un Viet Cong, ma era solo un contadino," ricordò, la sua voce tremante dal dolore.

L'eredità del Programma Phoenix continua a perseguitare il Vietnam e gli Stati Uniti, sollevando domande critiche sui confini etici della guerra e sulle conseguenze a lungo termine della violenza autorizzata dallo stato. Mentre storici e studiosi continuano a setacciare le prove, l'impatto del Programma Phoenix rimane un monito netto sui costi del conflitto e sul tributo umano delle decisioni prese in nome della sicurezza nazionale. Le rivelazioni riguardanti il programma servono da monito sui pericoli di operare in un'area di ambiguità morale, una lezione che risuona anche negli attuali impegni militari in tutto il mondo. Le ombre del Programma Phoenix persistono, un testamento alle complessità della guerra, alla fragilità della vita umana e alla continua ricerca di giustizia di fronte a un'oscurità opprimente.